La vivisezione è diventata "buona"?
(Prima parte: la "ex"-vivisezione "buona" secondo Veronesi)
A causa delle mie recenti disavventure ospedaliere solo oggi leggo un articolo del prof. Umberto Veronesi, noto medico ricercatore e noto vegetariano, risalente a due mesi fa. La prima reazione sarebbe di rispondere punto per punto ma preferisco "commentare" l'articolo riproducendolo semplicemente così com'è e affiancando a esso alcune immagini che mostrano di cosa il prof. Veronesi sta parlando. Mi pare che ciascuna di esse dica più di mille parole.
Veronesi scrive fra l'altro: "Vivisezione è un termine non più rispondente alla realtà, ma viene utilizzato spesso ad arte per suscitare automaticamente visioni di orrore". Ci si domanda da quanto questo termine non sarebbe più rispondente alla realtà. Le immagini che appaiono in questa pagina sono tutte risalenti agli anni '90, dunque, le più vecchie, a non più di una decina di anni fa. Da quanto tempo tutto sarebbe cambiato? Da quanto tempo la "ex"-vivisezione sarebbe diventata qualcos'altro?
E riflettiamo infine sul "grande" (la definizione, virgolette escluse, è dello stesso Veronesi) Pasteur che riteneva lecito effettuare i suoi esperimenti sugli indios brasiliani. Tanto per capire cosa passa per la mente dei vivisettori e quale sia, da sempre, la loro etica.
Filippo Schillaci.
Da "Oggi" del 28-5-2003
La nostra salute, di Umberto Veronesi
E giusto usare cavie animali? Sì, ora non le facciamo più soffrire
Un gruppo esagitato di animalisti ha tentato di opporsi all'uso di alcune cavie animali con le quali i ricercatori di un'azienda farmaceutica possono sperimentare l'efficacia di nuovi farmaci antitumore. Mi sembra un'opposizione inconcepibile o hanno ragione gli animalisti?
Aligi Del Grande, Milano
Gli oppositori alla sperimentazione animale non sono nuovi perché esistevano fin dai tempi di Louis Pasteur: il Grande scienziato aerea chiesto all'imperatore del Brasile di mettergli a disposizione alcuni indios per sperimentare il vaccino contro la rabbia, e naturalmente dovette accontentarsi di cavie animali. facendo così insorgere i precursori dei nuovi antagonisti della "vivisezione". Vivisezione è un termine non più rispondente alla realta, ma viene utilizzato spesso ad arte per suscitare automaticamente visioni di orrore e chiedere a gran voce, addiritttua, l'abolizione per legge della sperimentazione animale.
Lei mi chiede chi ha ragione tra i difensori dei diritti degli animali e i difensori dei diritti dei malati di poter avere nuovi farmaci? Devo confidare che mi stupisce come questa vecchia polemica non accenni a risolversi malgrado i contendenti siano entrambi dalla parte del giusto.
Hanno ragione gli animalisti, che lottano perché non siano inflitte inutili sofferenze e spesso poi la morte dei poveri animali; ma non hanno torto i ricercatori quando sostengono che gli esperimenti sugli animali consentiranno di sviluppare farmaci più efficaci e meglio tollerati, che le sofferenze non sono quindi affatto inutili, che esse vengono comunque ridotte al minimo.
Appartenendo a entrambe le categorie, penso di conoscere abbastanza a fondo sia le ragioni degli animalisti sia quelle dei ricercatori. Difendo a tal punto i diritti degli animali che non ne mangio la carne. Sono vegetariano da sempre per ragioni filosofiche, ho il massimo rispetto della vita in tutte le sue forme, specie quando non può far valere le proprie ragioni. Il movimento animalista ha molti meriti tra cui quello di aver imposto precisi limiti alla sperimentazione animale, di aver promosso lo sviluppo di metodi di studio (su modelli matematici, su colture cellulari e altri ancora) che oggi sono un punto fermo a livello internazionale.
Come medico-ricercatore che ha dedicato più di mezzo secolo alla lotta contro il cancro e per la vita del paziente, non posso però sottrarmi ad alcune considerazioni, che spero siano condivise (o quanto meno ascoltate) anche dai paladini dei diritti animali. L'affermarsi delle tecniche alternative ha ridotto, ma non azzerato, l'utilizzo di animali nella ricerca scientifica. Se i test di efficacia di un farmaco si possono realizzate su cellule tumorali in coltura, cioè in vitro, quelli di tollerabilità (quale dose massima di un certo farmaco si può sonmministrare senza incorrere in effetti tossici? Quanto tempo deve trascorrere tra una dose massima e quella successiva?) si possono eseguire prevalentemente in vivo, cioè sul vivente.
Escludendo il ricorso all'uomo (come invece chiedeva di fare il grande Pasteur), è giocoforza servirsi degli animali: è quanto previsto da tutti i protocolli internazionali accettati dalla comunità scientifica ed è imposto dalle autorità sanitarie di tutti i Paesi, per giungere a farmaci ben tollerati perche ben sperimentati. Inoltre va ricordato che il lavoro degli scienziati operanti nei migliori centri di ricerca biomedica è sottoposto, in Italia come all'estero, al controllo dei comitati etici, presenti in ogni istituzione, la cui raccomandazione dice che «fattore essenziale della ricerca sull'animale è l'assenza di dolore, di angoscia e anche di semplice disagio dell'animale».
Le stesse riviste scientifiche non pubblicano studi che abbiano comportato maltrattamenti di animali. Insomma esistono una serie di norme e di prassi che garantiscono il rispetto dei diritti animali. La questione è sempre di buonsenso ancor prima che di etica. Ulteriori vincoli e impedimenti rischierebbero di bloccare la ricerca e di privare la società di nuovi farmaci salvavita. Storicamente l'impiego degli animaii è stato indispensabile per il progresso della medicina. Se si riesce oggi a salvare delle vite attraverso trapianti d'organo è grazie alla sperimentazione animale. Se gli antibiotici possono evitare le epidemie del passato è grazie alla sperimentazione animale. Se abbiamo a disposizione farmaci antipertensivi, antiulcera, antidepressivi e tanti altri per ridurre la mortalità, per curare malattie e migliorare la qualità di vita è ancora grazie alla sperimentazione animale.
Il vero dramma degli animali è come sono trattati da tutti noi e non dai ricercatori scientifici. Il vitello, uno degli animali più evoluti nella scala neuropsichica e che soffre molto di più di quelli usati in laboratorio come cavie, non trova molti oppositori contro la fine terribile cui viene sottoposto nei mattatoi per garantire le belle fettine di vitello sulle nostre tavole.
Umberto Veronesi
Tutte le foto riportate in queste pagine sono tratte dalla Mostra Fotografica sulla vivisezione presente sul sito www.novivisezione.org, nonché su Promiseland, e sono relative a "esperimenti" effettuati nell'ultimo decennio.





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