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NEOMELODICI E CAMORRA. NAPOLI...SERENATA CALIBRO 9

di skyleon70 (19/05/2008 - 15:54)

Il fenomeno del neomelodico è nato circa una decina d'anni fa (allora Maurizio Costanzo dedicò al fenomeno una puntata del suo show), si distingue decisamente dal classico napoletano. I testi delle canzoni, rigorosamente in dialetto, sono semplici e facili da canticchiare; adottano un linguaggio comune e a tratti volgare; affrontano temi d'amore e di tradimenti. Non mancano, però, di toccare problematiche più impegnative, come quelle del carcere, della droga, della latitanza. Non è un caso che Tommy Riccio, tra i neomelodici più conosciuti, debba la sua notorietà ad una canzone in cui si dice: «Nu latitante nun tene cchiù niente, luntano do bene, annascuso da gente / e l'urdemo amico addeventa importante, pe fa nu regalo a chi aspetta a papà».
Un filone, quello neomelodico tanto amato dalla gente e troppo poco criticato al di fuori dei quartieri, è portatore di quei valori tipici della periferia napoletana più disagiata, in cui spesso l'illegalità è il vivere quotidiano. Ma anche molto discusso per i suoi “presunti” legami con la camorra. La criminalità organizzata ha infatti un ruolo di primo piano nella sovvenzione dei cantanti alle prime armi e nella gestione degli incassi di artisti affermati. Per incidere dischi e farsi pubblicità servono soldi.
Gli aspiranti spesso per  emergere si affidano ai clan. Tempo fa l’ha fatto Gigi D’Alessio.
I suoi vecchi legami con  camorra, mai  nascosti,  sono andati ben al di là degli interessi economici, visto che tra gli autori di numerosi testi di successo spicca il nome del noto boss  di Forcella, oggi pentito, Luigi Giuliano

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