NEOMELODICI E CAMORRA. NAPOLI...SERENATA CALIBRO 9
Il fenomeno del neomelodico è nato circa una decina d'anni fa (allora Maurizio Costanzo dedicò al fenomeno una puntata del suo show), si distingue decisamente dal classico napoletano. I testi delle canzoni, rigorosamente in dialetto, sono semplici e facili da canticchiare; adottano un linguaggio comune e a tratti volgare; affrontano temi d'amore e di tradimenti. Non mancano, però, di toccare problematiche più impegnative, come quelle del carcere, della droga, della latitanza. Non è un caso che Tommy Riccio, tra i neomelodici più conosciuti, debba la sua notorietà ad una canzone in cui si dice: «Nu latitante nun tene cchiù niente, luntano do bene, annascuso da gente / e l'urdemo amico addeventa importante, pe fa nu regalo a chi aspetta a papà».
Un filone, quello neomelodico tanto amato dalla gente e troppo poco criticato al di fuori dei quartieri, è portatore di quei valori tipici della periferia napoletana più disagiata, in cui spesso l'illegalità è il vivere quotidiano. Ma anche molto discusso per i suoi “presunti” legami con la camorra. La criminalità organizzata ha infatti un ruolo di primo piano nella sovvenzione dei cantanti alle prime armi e nella gestione degli incassi di artisti affermati. Per incidere dischi e farsi pubblicità servono soldi.
Gli aspiranti spesso per emergere si affidano ai clan. Tempo fa l’ha fatto Gigi D’Alessio.
I suoi vecchi legami con camorra, mai nascosti, sono andati ben al di là degli interessi economici, visto che tra gli autori di numerosi testi di successo spicca il nome del noto boss di Forcella, oggi pentito, Luigi Giuliano.
14 anni, ammazzata dai coetanei…
Chiede di essere perdonato il padre di uno dei ragazzi minorenni, autoaccusatisi del delitto della 14enne di Niscemi, provincia di Caltanissetta. Un ragazzina picchiata con calci e pugni, strangolata con un’antenna tv. Gettata in un pozzo come nei peggiori film dell’orrore.
Al TgRai Sicilia l’uomo, che non era inquadrato in volto, condanna senza mezzi termini il gesto del figlio: “Se è vero che lo ha fatto - dice - non lo perdono neppure io. Porgo ai genitori di Lorena le mie più sentite condoglianze e chiedo loro di perdonare me, non mio figlio. Ho vergogna persino di uscire da casa”.
E sono, coetanei, ragazzini di 14 anni o poco più, senza coscienza della vita e del dolore, per aver ammazzato una loro “amichetta”…
Quanto timore della legge possono avere “ragazzini” che “ragionano” in questo modo ?
Ma soprattutto:
Perchè ?
Chi accusare in questi casi, la famiglia o la società ?
Un abbraccio sincero da parte di tutti noi, alla famiglia di Lorena.
Bambini Scomparsi
misteri
Foto Crop Circles
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2000-06-18- Windmill Hill, Avebury Trusloe, Wiltshire 01
2007-05-07 07:57 -
1999-08-04- West Kennett, Longbarrow, Wiltshire 02
2007-05-07 07:57 -
1999-07-37- Roundway Hill Devizes, Wiltshire 03
2007-05-07 07:56 -
1999-07-03- Hackpen Hill, Wiltshire 02
2007-05-07 07:56 -
1999-06-24- West Overton, Wiltshire 02
2007-05-07 07:54 -
1999-06-12- East Field, Alton Barnes, Wiltshire 01
2007-05-07 07:53 -
1997-07-23- Silbury Hill, Wiltshire 01
2007-05-07 07:53 -
1997-07-11- Alton Priors, Wiltshire 03
2007-05-07 07:52 -
1996-07-30- Avebury Trusloe, Wiltshire 03
2007-05-07 07:52 -
1996-07-07- Stonehenge, Wiltshire 03
2007-05-07 07:51 -
1996-06-17- Alton Barnes, Wiltshire 01
2007-05-07 07:50 -
1995-07-15- Henwood, Hampshire
2007-05-07 07:49 -
1995-06-26- Longwood Warren, Hampshire
2007-05-07 07:49 -
1994-08-11- Avebury, Wiltshire 01
2007-05-07 07:48 -
1994-07-15- Bishop
Serial killer? Maniaco squartatore? No, fornaio

Gusto dell’ orrido, passione per la scultura, famiglia di fornai. Così nasce la professione di Kittiwat Unarrom, 28 anni, artista Tailandese della provincia di Ratchaburi che scolpisce e dipinge in versione macellaio-killer il pane prodotto dai suoi. Teste mozzate, piedi sanguinanti, organi interni: tutto fatto di impasto, resine naturali, anacardi e anche cioccolata, in grado di risvegliare l’ istinto cannibale che è in voi.

Non c’è dubbio che l’ idea sia davvero versatile: utilizzabili dallo scherzo alla specialità di un ristorante particolare, le sue creazioni hanno però anche un valore etico: intendono riflettere la filosofia buddista del non credere in ciò che si vede (“ciò che vedi potrebbe non essere vero quanto ciò che pensi”).
Inoltre, Kittiwat ha allestito una mostra tutta sua, visitata da centinaia di adulti e bambini ogni giorno.
FONTE: www.ilrock.net





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